Cosa è giusto?

Sottotitolo : Io ho voglia di vivere

Imperversa, ciclica, la domanda “secondo te è giusto?”.

Cosa è giusto? Cosa è giusto ora?

Le problematiche sono diverse per ognuno di noi.

Secondo giro di canoa intorno alla situazione Covid, seconda ondata. Fastidi diversi a seconda delle persone. Alcuni non hanno lavoro, altri lo hanno ma rischiano di perderlo, altri non rischiano di perderlo ma si sentono minati nelle loro libertà, altri hanno oggettivi problemi di salute.

E cosa è giusto, per tutti, è difficile da definire.

Secondo me è giusto qualcosa di diverso per ognuno di noi.

Però ci sono, a mio parere, delle situazioni comuni e quindi delle piccole soluzioni comuni.

Sicuramente, è giusto non pretendere troppo da noi stessi. Non è un periodo in cui potersi permettere di fare gli spacconi, ma come ho già detto in passato, nemmeno quelli che tirano i remi in barca.

Se si creano troppi disequilibri, singolarmente parlando, è un casino. Meglio volare bassi, ma volare dritti alle mete.

Ho già dato un consiglio fondamentale durante la prima ondata. Era : lanciatevi in nuovi traguardi.

Ognuno nel suo, personale, traguardo. Piccolo o grande, non importa a nessuno. E’ una cosa vostra.

C’è chi deve e vuole trovare lavoro. Chi vuole laurearsi. Chi vuole fare quel corso on line. Chi vuole imparare qualcosa di nuovo. Chi vuole raggiungere un sogno.

Ora è il momento di non lasciarsi andare al timore o alla rabbia.

Io questo lo trovo giusto : NUOVI OBIETTIVI. Lo trovo pure coraggioso.

Edificante. Di esempio per tutti.

Lasciate stare il panico da social. Chi condivide solo disgrazie. Ho visto più link di suicidi oggi che in un anno intero. E non mi ha aiutato a stare meglio.

Non vi sto consigliando di fingere che la situazione sia diversa, ma vi sto suggerendo esclusivamente quello che faccio io quando tutto attorno crolla. Penso da dove ricostruire. E non aspetto un momento migliore. Inizio subito. Magari in piccolo.

Non sarà forse un dono per qualcuno, un pensiero di speranza?

Pensate che chi fa come me stia meglio di qualcun altro? Non fate l’errore di confondere fortuna e coraggio. Spesso le due cose vanno mano nella mano. La fortuna aiuta gli audaci.

Gli intellettuali, poi, si sono barricati dietro una tristezza ecatombale. Ho letto angoscia, tra l’altro lucida e disperata, in parecchi loro post.

Gli stessi intellettuali che criticano Fedez perché “chi è Fedez?”. Suggerisco io, per voi. Forse uno che va avanti a prescindere. Forse uno che ha imparato ad anticipare i tempi sia nel suo ramo che in altri campi.

Perfino gli intellettuali dunque si auto impiccano virtualmente e benedicono le folle di fronte all’ennesimo DPCM.

Esagerati. Potrebbero fare qualcosa da dove sono. Qualche incontro su piattaforma web, come hanno fatto nella prima “ondata” i musicisti più criticati. Un modo diretto per stare accanto alle persone, invece di criticare chi ha creato loro disagio per date saltate in incontri in salette che profumano di carta e incensi.

Il web ha dimostrato questa grande potenzialità comunicativa. Pensate che il docente universitario sia contento di ritrovarsi in un’aula web? Certo che no. Preferirebbe lezione in presenza e aula piena di volti giovani. Eppure si definisce dovere quello di adattarsi, anche. E allora eccoli, questi pionieri docenti che per la seconda volta nel giro di sei mesi si cimentano, alcuni non proprio giovanissimi, in questo faccia a faccia quotidiano in area estranea alla loro comfort zone. L’intellettuale auto impiccato dovrebbe prendere esempio dai docenti, tutti i docenti, categoria sempre troppo discussa e maltrattata per il ruolo che ricopre, spesso con grande onore e merito.

Allora la chiudo (e ho fatto anche la mia chiosa polemica finale, lo so, ma non sopporto chi si piange addosso) dicendo che si può progettare per sé stessi, lo si può fare nel silenzio del proprio mondo protetto, senza troppi proclama. Un giorno tutto questo finirà e chi ha ben seminato anche in tempi di carestia, sarà colui che porterà avanti “il mondo” quando tornerà il sole. Per “ben seminare” bisogna cambiare atteggiamento. Basta polemiche, paure, oblii ai confini della realtà, condivisione di tragedie (voi non siete loro, voi non siete i suicidi). Sì alla lucida cognizione di realtà, alla prudenza (soprattutto con la gente, ultimamente molti scivolano in stati depressivi pericolosi e ne beneficeranno gli psicologi più in là), all’aiuto del prossimo (prossimo che vuole farsi aiutare, non quello che ti prende la mano per portarti giù con lui) sia con parole che con azioni, ognuno come può. E sì al coraggio, a volte anche sfrontato e ardito. In questo periodo quel tipo di coraggio si chiama “voglia di vivere”. E tutti ne abbiamo bisogno.

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