Non saremo mai felici…

…se non ci accettiamo.

C’è una bella differenza fra ambizione e “qualcosa che non c’entra niente con noi”.

Cosa ci va di fare ora? Lo abbiamo deciso noi o qualcuno ci ha detto che siamo molto bravi in qualcosa? O ci siamo convinti noi che siamo bravi inn qualcosa? C’è una bella differenza.

Per farvi un esempio personale, a me nessuno ha mai detto in cosa sarei stata brava. E poi col tempo ho perso strada e percorsi per una sorta di amarezza. Tipo che mi piace scrivere, sono stata pubblicata, sono autrice, ma se nessuno mi legge che senso ha scrivere?

Forse dovrei farlo per me. Dovrei scrivere per me, senza troppo investimento emotivo. Così ecco perché durante il lock down (sempre durante il lock down) ho maturato, tra le altre iniziative, quella di scrivere qui di nuovo. Se non mi legge nessuno, non avrò sprecato molto tempo e neppure troppo cuore.

La difficoltà di farsi leggere, come scrittrice, sta nella promozione. Parola che, la casa editrice non è disposta a riconoscere come appartenente a sé stessa. Lei ti pubblica, tu ti pubblicizzi. Lungi dall’essere una persona capace di sponsorizzarmi, ho visto tramontare presto vendite e lettori. Io non sono nata per farmi da sponsor. E se tutto si impara, per Dio, auto pubblicizzarmi con link su Fb mi rattrista e mi fa perdere la voglia , il cipiglio, di riprendere le mie “storie” fantasy. E non voglio imparare a fare marketing.

Non posso imparare tutto.

Smettendo di scrivere, ho perso la mano, l’estro, la dinamicità. Ho trovato un lavoro che mi piace, ci ho messo il cuore, ho ottenuto più soddisfazioni lì che nella scrittura e ho fatto la mia scelta : il commercio di beni concreti (cibo) mi calza più adeguatamente.

Eppure, sapete, trovo una grande ingiustizia aver perso la voglia di scrivere. In quello, nello scrivere, mi ero sempre detto “sono bravina”, senza che poi me lo dicesse davvero nessuno. A me non importava il parere degli altri. Qualcuno ha scelto i miei libri e li ha pubblicati, ma li ha congelati. E’ come se li avesse messi in “soazza” (in veneto: posto dove metti le cose a prender polvere, in mostra), mentre io volevo che facessero il giro del mondo.

Ma cosa mi rende felice? Mi rende felice fare qualcosa in cui riesco bene e con cui riesco a pagare le bollette. Tutto, semplicemente, qui.

Il mio sogno sarebbe stato, da sempre, vivere di scrittura. Cosa avrei dato per vivere di quello che partoriva la mia mente piena di fantasia, non lo so più ora. Ma ci ho investito anni. Una vita.

E quando finalmente sono riuscita a scrivere un libro e a farmi pubblicare anche il secondo, ho pensato che ne era valsa la pena.

Era sbagliato, mi sono illusa. E ho pensato “cambiamo target, prodotto, zona, luogo, TUTTO”.

L’ho fatto e ora mi limito a scrivere stati su Fb, qualche articolo qui e qualcosina per i cavoli miei, senza inserirlo in rete.

Non c’è peggior delusione, per un artista, di sentirsi abbandonato nella sua arte. Una specie di delusione profonda, che provoca un attrito irreparabile sia con l’oggetto artistico prodotto, sia con il pubblico eventuale.

Se non vi interessa, il mondo è pieno di contenuti. I miei vagano qua e la, senza pretesa di lettura. Ora, non più. Il martellamento e la pubblicità non mi competono.

E a me basta essere felice, senza troppi,ormai pesanti, sbattimenti in merito a quello che non riesco ad ottenere con facilità.

E in questo, mi accetto. SOLO COSE FACILI.

La fatica l’ho fatta. Ho già dato. E tra 5 mesi sarò madre.

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