La paura ha deposto le armi

Quando la Paura mi ha visto, ha deposto le armi.

 

Non voglio lanciare sfide alla Paura. Io la conosco bene, tanto quanto Lei conosce me. E in ogni caso, tra me e Lei è stata una lotta alla “mors tua, vita mea” per molto tempo. Quindi non mi vanto di averLa vinta e mai lo farò.

Tutt’ora, se capita, io vivo la Paura. E Lei ci prova sempre con me, lanciandomi, di tanto in tanto, qualche occhiataccia che, per l’appunto, mi fa “temere” il suo dominio incontrastato sui miei sensi.

Però, alla fine, paura o non paura, io faccio qualunque cosa voglia fare, anche se,appunto, mi intimorisce.

La dea dominatrice di ogni mio passo “non fatto” ha smesso di bloccarmi tanto tempo fa.

Ovviamente, quando mi bloccava, io me la raccontavo e la raccontavo DIVERSAMENTE, giusto per nascondere quel pelo di codardia e vigliaccheria che in me non sopportavo. Ero, tra le altre cose, una bambina grassa e goffa e avevo messo tra me e quel mondo che trovavo ostile, cm e cm di grasso giusto per mantenere le distanze. Mangiavo perché avevo bisogno di ingurgitare esperienze e mi annoiavo. Ma avevo paura di tutto. Quindi mangiavo. Amen.

Dunque, quando avevo paura, dicevo agli altri e a me stessa che “non lo faccio perché non ho bisogno di farlo. Non mi interessa” .

E invece, letteralmente, MORIVO DALLA VOGLIA DI FARLO.

Ecco la true story. Avevo dieci anni e una paura bloccante di lanciarmi dal trampolino più basso della piscina. Sapevo nuotare eh? Sapevo nuotare benissimo. Eppure, la sensazione di tuffarmi, di perdere il controllo del mio corpo (che invece, sapendo nuotare, avevo perfettamente anche sott’acqua), di farmi addirittura male, urtando il pelo dell’acqua magari di schiena, mi bloccava. Ovviamente le mie amiche si tuffavano di testa senza problemi.

Un giorno una di loro (Dio la benedica) mi ha guardato, mentre me ne stavo seduta sul bordo della piscina e lei invece si tuffava a ripetizione con grande leggiadria e ha detto “Ma che paura hai?”

“Non ho paura, per niente. Non ne sento il bisogno”

“Ma buttati e falla finita. Ti batterà il cuore. Il fatto che ti batta il cuore è la parte più bella della faccenda. Il tuffo in sé e per sé non è niente di che, preso da solo. E’ l’emozione del salto che conta. Prova!” (sì, aveva dieci anni. Un genio lei, lo è, tutt’ora).

Ho provato. Ho saltato. E’ stata una sensazione bellissima.

E’ stata anche la prima volta che ho scoperto che la sensazione più bella, quando affronti la paura, è quel batticuore fortissimo che ti sentire viva e ti fa capire che indietro non si torna. Una sensazione che, credetemi, supporta la mia produzione di dopamina tutti i giorni, se posso permettermelo (non tutti i giorni è sempre e per forza un’avventura, anche se, volendo…).

Well, da allora:

Ho smesso di ingrassare e ingozzarmi per noia. Ho iniziato a fare (tutto quello che volevo. Sì).

Ovviamente ho iniziato a non avere più così tanta paura. Ho cominciato a divertirmi davvero.

E’ stata la cosa più folgorante che mi sia capitata e ancora adesso mi dico “se quell’amichetta non mi avesse scoperta, se non mi avesse spinta a smetterla di avere paura , ora dove sarei?”

Ferma. Io sarei ferma.

Non so bene a quale stazione della zona comfort sarei bloccata, ma sicuramente non felicemente, mentre la mia indole avventuriera e mai sazia di esperienze sarebbe in preda al delirio.

Tutte le volte che vedo qualcuno infelicemente “fermo”, collego quello stato alla sua paura, una paura che non conosco ma vedo. E allora cerco di dirgli “buttati. Non ti fai male. E’ peggio se stai li, sul bordo piscina, mentre guardi gli altri vivere”.

No. Non mi ascoltano quasi mai, sapete?

Forse non ho la presa giusta, la voce giusta, ma l’intenzione è buona. Non sopporto di vedere la gente infelice. La gente bloccata.

Non sempre è una loro felice scelta, quella di starsene fermi a vivere attraverso gli altri. Non sempre è facile uscire dal pantano.

Ma se quello che ho scritto può servire a qualcuno a prendere il cipiglio di “buttarsi” nella vita, ben venga.

Che la Paura ci sarà sempre, lo sappiamo. Che debba vincere Lei, che il batticuore debba sentirlo Lei, è un’altra storia, non proprio felice.

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