Percezione, allucinazione e principio di sicurezza

Immaginiamo di perdere improvvisamente la vista.

Immaginiamo di perdere improvvisamente l’udito.

Ora. Adesso.

Spiace toccare le corde di chi vuole sempre evitare spiacevolezze, ma è solo per farvi capire dove corre la matassa del mio discorso.

Ebbene, se ora perdessimo improvvisamente la vista, come ci muoveremmo nello spazio intorno a noi? Non benissimo, sicuramente.

La vista, nell’atto di percepire quello che ci circonda, è indubbiamente preziosa. E’ la nostra bussola di riferimento. Nord, est, sud, ovest. Noi sappiamo muoverci grazie alla percezione visiva degli spazi.

Provate a immaginare cosa accade invece a una persona che, da un momento all’altro, perde l’80% della vista.

La sensazione primaria è la PAURA.

Ma perché la Paura? Beh, perché non sappiamo più come muoverci nello spazio. La seconda sensazione è l’angoscia. L’angoscia, forse l’ho già detto qui o in altre sedi, è qualcosa di più vasto della paura. E’ una sensazione che fonda le sue radici sull’incertezza. La paura è primitiva, automatica, veloce. Una risposta veloce a uno stimolo di allarme.

L’angoscia va oltre. Si crea col tempo. E’ figlia del dubbio, della mancanza di risposte, della perdita dei punti di riferimento per un periodo prolungato.

Ora, andiamo a monte. Sapete qual’è uno dei principali moniti alla vita? Il principio di sicurezza. Nell’insicurezza, un bimbo, anche molto piccolo, prova angoscia.

La percezione, nei suoi cinque sensi (tatto, udito, olfatto, gusto, vista), costruisce il nostro senso di sicurezza, che è senso di Vita. Non tipo “come mi piace la vita, amo la vita”, ma nel senso proprio di sopravvivenza. I cinque sensi ci aiutano nella sopravvivenza.

Ho studiato il caso di mia madre, per dare voce a molte altre persone, che hanno sviluppato problematiche importanti in merito alla perdita di vista e udito, soprattutto.

Cosa accade a seguito dell’angoscia per la perdita della vista e per la conseguente perdita di punti di riferimento per il movimento nello spazio? Una cosa strana. Una nuova ricerca di equilibrio emotivo. Una nuova conferma che esistiamo anche senza quel senso.

Ma vedete, non tutte le storie sono scritte da super eroi, pronti ad affrontare la vita osservando sempre e solo la bellezza delle cose.

C’è anche chi non ce la fa. C’è anche chi riempie il gap motivazionale angoscioso, costruendo altre immagini. Immagini senza le quali, quel vuoto si farebbe sentire di più.

Eccole dunque, le allucinazioni.

Un’allucinazione uditiva o visiva è, per chi ha perso vista o udito, una ricerca di omeostasi energetica all’interno della situazione “provo angoscia perché non vedo. Devo tornare a vedere. E devo convincermi che quello che vedo è vero!”

Mia madre ha iniziato a raccontarmi, a sei mesi dalla perdita della vista, tutto quello che vedeva (cose davvero surreali) e tutte le volte che le dicevo “mamma, sai che non è vero, per favore”, in lei cresceva la rabbia e la tristezza. “Perché non mi credi?”, mi chiedeva quasi sull’orlo del pianto.

Ci sono voluti mesi e mesi di discernimento, per comprendere, studiando ricerche in merito, che mia madre soffriva di angoscia per la perdita di un senso della percezione.

Quindi per la perdita del senso di sicurezza.

Il suo sistema psichico aveva inventato un metodo veloce, indolore (per lei), per tornare ad avere un senso di sicurezza. Uno stato allucinatorio presente a singhiozzi. Ma presente al bisogno. Il suo bisogno di SICUREZZA.

Un’allucinazione , come una specie di amico immaginario, che le desse la sicurezza che ancora ci vedeva e ci vedeva bene. Che questa allucinazione sia poi figlia di una scarsa accettazione di uno stato di cose, è vero. E che questa cosa possa essere curata e sanata, è pur vero. Ma richiede tempo.

Però, quando la psicologa che aveva in cura mia madre, ha parlato di demenza senile, mi sono permessa di non crederle. Non le ho detto nulla, ma non le ho creduto. E ho cercato altre risposte. Non le ho creduto non perché non accettassi la diagnosi in quanto dolorosa, ma semplicemente perché avevo notato che se passavo molto tempo con mia madre, diventavo io il punto di riferimento e anche il principio di realtà e lei non soffriva più di allucinazioni. Questo non è contemplato nella demenza senile, che invece è libera di agire indipendentemente dalla presenza o meno di parenti che creino un punto di riferimento.

Sono quasi sicura di aver trovate le risposte per mia madre e per tutti i casi simili al suo, studiando la percezione e i sistemi psichici di Sandler, quando lo stesso Sandler parla di Percezione come meccanismo che ci aiuta, sin da piccoli, a costruire il principio di sicurezza che ci aiuta a vivere nel principio di realtà.

Potrei affermare che il nostro cervello è una macchina geniale. Nel momento in cui il principio di sicurezza non poggia più su un vero principio di realtà (es: vedo poco e male e devo creare nuovi punti di riferimento nello spazio), la mente e l’apparato psichico, per salvaguardare l’omeostasi energetica dell’individuo (mantenere la calma, la tranquillità) crea una allucinazione.

Un’allucinazione in cui l’individuo crede e che percepisce come vera.

Se togliamo anche quella certezza (l’allucinazione) al paziente, gli togliamo omeostasi, lo priviamo di certezze (quelle che lui/lei si è creato/a) e lo facciamo ricadere nell’angoscia, senza per altro far cessare le allucinazioni, che anzi da quel momento in avanti aumenteranno di numero e potenza. Non per indispettire me o gli altri, ma per cercare accanitamente di allontanare l’angoscia.

Concludendo (un discorso così lungo non ha conclusione, ma solo continua ricerca) per oggi, la percezione, nella forma dei 5 sensi, ci aiuta a sentirci salvi, sani, a muoverci nel mondo, a preservare la nostra vita.

Ma la mente umana è complessa e raffinata e quando qualcosa viene a mancare, cerca di trovare una soluzione provvisoria e il più possibile soddisfacente, per riequilibrare uno stato emotivo, con gli strumenti che ha a disposizione. Se una persona ha buoni strumenti, può riuscire a colmare un deficit senza creare patologia. La patologia è il tentativo di risolvere uno stato di angoscia, quando gli strumenti a disposizione sono pochi.

 

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