Il primo Maggio delle idee

Oggi ho pensato di parlarvi di una cosa che trovo interessante. La progettualità in tempi bui. Ammetto che non mi piace esprimermi utilizzando termini come “tempi bui”, ma comprendo che così posso raggiungere un pubblico più vasto, forse.

Quindi premetto. Io non credo che esistano tempi bui. Ma so che ci possono essere momenti difficili.

Ecco, parliamo di momenti difficili. In questi periodi la cosa a cui pensiamo meno è fare nuovi progetti. Non siamo tutti così, ma diciamo che ci capita. Ci capita quello stato di apatia, di indolenza. Ho visto in questi due ultimi mesi, soprattutto a livello social, una buona fetta di persone adoperarsi nella progettualità con tanti spunti importanti,nuove idee e una grande collaborazione di professionisti. E un’altra buona fetta ha invece tirato i remi in barca. Ecco, da loro mi sarei aspettata di più. Più forza. Più generosità. Più professionalità. Più ingegno. Non è una scelta abbandonarsi alla paura o al silenzio. Questi sono momenti in cui bisogna osservare ma anche agire. Non basterà “il solito”. Ci vorrà originalità. Ci vorranno idee. Idee buone. Nuove.

Qualcuno penserà che queste brillanti idee debbano essere il compito di grandi personaggi. Che ognuno di noi non debba prendersi in carico la sua vita, potendo essere di stimolo alla vita altrui. Uno spunto per gli altri. Quello che io chiamo “il buon contagio”, ammettendo che la parola contagio è stata demonizzata a causa del virus. Ma può avere anche accezioni positive. Il contagio alla bellezza è una cosa stupenda. Il contagio alle idee, alla ripresa, alla forza, è anch’esso una buona scelta.

A volte scrivere, motivare, aiutare, ha costi elevati in situazioni come queste. E’ davvero una cosa che richiede forza, coraggio. Rischi di scrivere a vuoto, di parlare al vento. L’opinione pubblica vuole sentir parlare di economia che riparte, vaccini pronti, nuove strabilianti idee (ma non le sue, quelle degli altri).

Invece dimentica, la gente, che ognuno di noi può dare apporto e supporto all’altro. La vivacità deve restare alta, nonostante le difficoltà. La vivacità deve propagarsi.

 

La voglia di ripartire deve (repetita iuvant) partire da noi.

La progettualità è importante.

Pensate : io sono davvero eccitata all’idea della quantità di nuovi progetti più o meno dispendiosi o difficoltosi che mi stanno chiamando all’opera. E non ho mai smesso di pensare alla ripartenza per il locale dove lavoro. Ho una montagna di idee. Da qualunque parte mi giri trovo un’idea. E trovo contemporaneamente chi me la affossa. Ma per il fatto che chi cerca trova, a volte mi imbatto in chi vuole darmi una mano.

Il Primo Maggio è la mia festa. Ho sempre sgobbato, lavorato, studiato. Mi sono spaccata la schiena, mi sono scervellata, non smetterò mai.

La festa dei lavoratori dovrebbe diventare anche la festa di chi, in questi ultimi due mesi, ha dato comunque un apporto piccolo o grande a questo mondo provato. E diamoci modo di pensare che oltre a questo periodo, possiamo tornare a creare. Ma sulla base, questo sì, di idee nuove. Di idee che tengano conto dell’ambiente, dell’altro, di quel do ut des così caro ai latini, forse un po’ materialista, ma che io ho sempre pensato fosse tipo il detto “una mano lava l’altra e tutte due lavano il viso”.

L’unico contagio che desidero ricevere è quello delle buone idee. Idee nuove e buone e voglia di lavorare.

 

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