L’evoluzione della specie

È stato il fisico Michio Kaku che ha affermato che la razza umana ha cessato di evolversi.

In un’epoca così veloce fuori dalla mia casa e così lenta nella mia vita, posso permettermi di pensare che è vero.

Ma la mia non è una denigrazione della specie umana. Anzi. È osservazione di alcuni fatti.

Ho letto che alcuni affermano che l’assenza di relazione con l’altro provoca la caduta del progresso e della crescita personale.

Io invece penso che è questo il punto in cui ci è chiesto di affrontare un nuovo tipo di evoluzione.

Se io come persona esisto solo in dipendenza di una relazione con l’altro (cosa che al momento non è ancora inesistente e in tal senso ci vengono in aiuto le tecnologie)ho scordato la prima vera importante relazione a cui siamo chiamati a rispondere : quella con noi stessi.

Adesso, non la scienza, non i nostri genitori, non i nostri figli, ma la natura nella forma altissima dell’evoluzione della specie, ci chiede di tenere in gran conto la relazione con noi stessi.

E perché?

Semplice. La cura che dobbiamo a noi, un giorno la dovremo anche agli altri.

Ma per la fortissima legge di natura per cui se non ami te stesso e non ti prendi cura di te, non riuscirai ad amare e a prenderti cura del prossimo, è arrivata finalmente la richiesta di guardarci dentro e di stare con noi stessi.

Non è facile resistere in nostra compagnia a volte. A volte ci stiamo sulle scatole. A volte non ci sopportiamo.

Adesso non abbiamo più la possibilità di cambiare “argomento”, con noi stessi. Siamo costretti a sopportarci, a maledirci a volte, a stare male con noi stessi senza l’escamotage di FARE ALTRO per fuggire da noi.

Noi. Io con me stessa per più del tempo che mi ero concessa in tutta una vita. Io con me stessa in questa difficoltà non scevra di paure, non scevra di domande sul mio futuro, anzi, piena di perplessità e di incertezze.

Se mi sono mandata a quel paese? Molte volte negli ultimi 40 giorni.

Ho mandato a quel paese più spesso me, che tutti gli altri. Ho avuto se si vuole un bel percorso alle spalle che mi ha aiutato a capire che non dovevo prendermela con gli altri se ce l’avevo con me.

L’evoluzione non si gioca più sulla forza fisica. Questo virus non necessariamente colpirà sempre e solo le fasce più deboli a livello fisico. Ma quello che salta agli occhi al di là dell’emergenza medica, è l’emergenza psicologica. Perché questo virus colpirà sempre e comunque le fasce più deboli e fragili a livello mentale. La legge del più forte ha ora le sue basi su una forza personale e interiore. (che poi a prescindere è prerogativa di ogni guarigione, anche fisica).

La sfida più grande è capire che ora lo sguardo non è più rivolto all’altro, ma a noi. E seppure , come ho già detto, la tecnologia ci può aiutare a tenere vive le relazioni con l’altro, non è esattamente quello di cui (ne sono conscia) abbiamo bisogno come esseri umani. Noi abbiamo bisogno di prendere un caffè con l’amica, di tornare al lavoro, di orari e di progetti, di vacanze e di cene con il compagno o la compagna. Abbiamo bisogno di abbracciare le persone. Di sederci in riva al mare, mentre i bambini giocano con la sabbia.

Abbiamo bisogno di tornare lì.

Ma…

Non ci è concesso. Non ora.

E qui scatta il pensiero che l’evoluzione della specie si giochi ora sul tavolo della mente. Una mente forte.

Una mente viva e indomabile, a prescindere da quello che ci circonda e dalla situazione in cui siamo.

Una mente evoluta. Una mente nuova. Una mente costretta a riflettere su di sé, senza cadere nel rischio di un pensiero ciclico e ripetitivo. Una mente che si salva da sé stessa, quando, in certi momenti, viene assalita da pensieri “malevoli”.

Si chiama Hardiness, la capacità di reagire con forza positiva alle difficoltà.

Tutti parlano di resilienza, ma l’hardiness ha una marcia in più. La mente hard non solo resiste, ma crea, anche in circostanze difficili.

Ora l’evoluzione, lo ripeto, si gioca sulla strategia come capacità di sopravvivere a sé stessi, senza sentirsi schiavi di paure,obiezioni e dubbi.

Perché altrimenti non dovremo più domandarci se ne usciamo, ma sorgerà una nuova urgenza : chiedersi COME NE USCIAMO.

La velocità con cui sapremo risollevarci, farà la differenza per tutti.

Giustissimo pensare alla salute fisica, ma occuparsi parimenti di noi e del nostro rapporto con noi stessi, non solo ci aiuterà a  rialzarci prima, ma ci aiuterà ad aiutare a rialzare coloro che in questa vicenda hanno perso troppo.

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