Responsabilità.

Tutti gli influencer sono anche esseri umani. In quanto tali, può capitare che un giorno dicano una cosa, per smentirla implicitamente il giorno dopo. Ma è davvero così giusto che, se campi per il tuo lavoro di influencer, tu ti faccia prendere da certe crisi identitarie? Il concetto di responsabilità per quello che comunichi dovrebbe essere una cosa, anzi, LA cosa per cui ti pagano.

Scrollando con il mio mouse sulla home di Fb oggi mi imbatto in uno “linkone” di un noto influencer italiano che afferma “Il tuo brand è quello che gli altri dicono di te, quando esci dalla tua stanza. Cit. Jeff Bezos”.

Interessante è notare che, qualche giorno prima invece, lo stesso influencer incitava i suoi followers con frasi di tenore ben diverso, tipo “Non importa quanto folle sia la tua idea…non importa cosa diranno le persone di te…Do It”.

Analizzando le due frasi, dalla prima desumo che dovrei assolutamente dare retta a cosa dicono le persone di me, dalla seconda invece, che dovrei fregarmene altamente, badando alla mia vita. O forse dovrei fare entrambe le cose contemporaneamente?

Sempre scrollando nella home di facebook leggo, giusto ieri notte, lo status di un noto famoso personaggio italiano che, parlando di una donna di successo italiana, ha affermato “Lei ha i soldi, quindi può permettersi di dirlo”.

Nessuno, nessuno dei suoi lettori ha notato questa frase. Una sorta di onda anomala di piccole haters si è sollevata scagliandosi verso la nota donna italiana per altre questioni, ma a lui nessuno ha detto niente. Io, testimone di quel flash momentaneo, di quella frase che (tra parentesi) nulla c’entrava col reale contesto del discorso, ho fatto incubi.

Una frase capace di danneggiare delle sane idee dalla base alla punta. Errata in toto.

Ricordatevi molto bene che questi influencer, questi scrittori, questi intellettuali, questi personaggi, sono gli stessi che , con quello che dicono, ci campano. E sono pure liberi di farlo. Certo. E ci campano anche se hanno le crisi di identità. Anche quando ti ricordano (per dirla alla Balasso) “Che tu poveraccio, non puoi dire tutto quello che pensi. Perchè non hai i soldi. O che tu un giorno devi seguire la pazza idea (alla Patty Pravo) e il giorno dopo rinchiuderti tremante in uno sgabuzzino pensando a cosa diavolo avranno mai detto di te quando hai lasciato l’ufficio”. Loro sui tuoi “clap clap” ci campano. E alla fine dei conti, è grazie a te. Ma…una bella frase, esteticamente impattante, non sempre è “sana”.

E segnatevelo. Io non sono una di quelle persone che afferma che i soldi non fanno la felicità. Non l’ho mai pensato. E due cuori e una capanna li lascio a Sanpei.

Ma se quando arrivi la, o li, dove il sole scalda più forte e tu ti senti più forte e l’unica cosa che fai è ripetere a Loop molte frasi stupende, ma vecchie come mio bisnonno e addirittura avvilenti, come dico sempre io, sei già fossile. Un fossile un po’ confuso, un po’ impaurito che ti rubino la seggiolina da sotto il sedere. E sei comunque un fossile. E i fossili non hanno crisi identitarie. O forse le hanno, forse si pensano e si immaginano ancora vivi, ancora brillanti, ancora capaci di stupire. Ma solo perchè molti non si accorgono della differenza tra un fossile e una libellula “viva”.

I buoni libri, le buone idee, le buone frasi, i buoni influencer ci sono, eccome se ci sono. E hanno anima. Non vanno in loop. Non parlano di statistiche. Non parlano di soldi in assenza, ma in presenza. (specifico : come puoi fare soldi, non come fare a non perderli). Parlano di libertà e responsabilità con una certa coerenza. Parlano dell’altro ma nell’incontro, non nel “attento a quello che dicono di te”. Vi consiglio, per esperienza personale, di cercarli con queste caratteristiche, con questi Topic. Con questo armamentario di bellissime capacità di comunicazione.

E sono del parere che i soldi fatti scrivendo questi libri e trasmettendo queste idee si autoalimentino da soli. Il resto è fossile. O, come dico sempre io, è come prendere il lassativo quando hai mal di testa. La responsabilità di un influencer è dare la medicina giusta. Le crisi identitarie, lasciamole a casa. Il social network richiede focus nella trasmissione dei contenuti. Sempre.

 

 

 

 

 

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