Le atlete di Rio. Pellegrini e Armstrong. Donne.

C’è qualcosa di magico nel volto di un atleta olimpico. Nei suoi occhi ci vedi tutto. I sogni, la determinazione, l’ambizione. Ma anche la fatica, i sacrifici, la disciplina. E soprattutto un grande amore per quello che fa e per quello che lui/lei è.

Volevo scrivere due righe sulla Pellegrini, che con la voce  rotta, ha ammesso che “negli ultimi 50 non ne aveva più”. Le sue comprensibilissime, umanissime rabbia e delusione sono il simbolo del fatto che un’atleta è prima di tutto un essere umano. Ed è normale tutta quella amarezza. Perchè dietro quel quarto posto scivoloso come l’acqua dove ha nuotato, ci sono ore, giorni, mesi, anni di LAVORO. Volevo anche scrivere di quanto ho trovato fuori luogo ogni critica, soprattutto femminile, sulla sua vita da starlette che nulla ha a che vedere con la sua principale attività, il nuoto. Dirò solo che trovo che Federica sia un’icona femminile di proporzioni mondiali non solo perchè è un’atleta, ma anche perchè è bella e quando parla sa quello che dice. Bella, determinata e consapevole di questo. E queste cose…questi atteggiamenti, in una donna italiana sono ancora poco accettati. Soprattutto dalle donne. Volevo aggiungere anche che non ci ho mai visto nulla di male se ogni tanto faceva la pubblicità dell’Head and Sholuders. O se ogni tanto ha fatto qualche salto a “Che tempo che fa” dova ha parlato solo della sua principale passione “IL NUOTO”. A Federica Pellegrini va tutta la mia stima. Il mio appoggio. La mia personale fiducia in qualunque cosa farà. Abbiamo bisogno, necessità, di donne così.

Nel mio excursus, attraverso il mio personale oblò di visualizzazione di Rio 2016 ho visto la ciclista Armstrong. Americana dai lineamenti rugosi e un po’ spigolosi e dagli occhi azzurro ghiaccio, che di fronte alla notizia della vittoria dell’oro olimpico, si sono riempiti di lacrime grosse, cicciotte. Lacrime che mi sono arrivate addosso e hanno commosso anche me. Un’altra donna. Un’altra storia. Pur sempre un’atleta. Grandissima. Scivola a terra accanto alla sua bicicletta e si ranicchia in posizione fetale e sta li, un minuto, mani sulla faccia, incredula e al tempo stesso consapevole di avercela fatta. E allora penso a tutto quello a cui credo stia pensando lei. Penso alle giornate passate ad allenarsi, ai suoi NO detti con forza per dire si, alle inevitabili sconfitte che senz’altro ha ottenuto, come ogni atleta di tutto il pianeta, al dolore fisico, alla passione BRUCIANTE per qualcosa, a chi ha creduto in lei, a chi non ci ha creduto. Alle critiche che avrà senz’altro ricevuto e all’approvazione che spesso l’avra abbracciata. E ora le passa tutto davanti, come un film, quel film che l’ha portata li. Sul podio, primo posto.

Non so voi, ma io, tra Pellegrini e Armstrong non vedo nessuna differenza. Sono due donne, due atlete, due colossi, due giganti. E sono arrivate li. A Rio. Un po’ come dire che io , con un mio libro, vengo infilata nella cinquina del Premio Campiello. Anzi no…di più. Un po’ come dire che io vengo infilata nella cinquina dei Nobel.

Queste sono le donne che voglio vedere. Queste sono le donne che mi ispirano. Siano esse atlete, medici, scrittrici, ricercatrici, pittrici, poetesse. Queste sono le donne che tutte le donne che non hanno avuto le palle di mettersi in gioco nemmeno per una gara coi sacchi, dovrebbero ammirare. E da loro dovrebbero, anzi, devono prendere esempio per dire a sè stesse “ANCHE IO, CAZZO. ANCHE IO VOGLIO SENTIRE QUELLA SENSAZIONE DI SFIDA, CONCENTRAZIONE, DISCIPLINA, AMORE PER ME STESSA E PER QUELLO CHE FACCIO. ANCHE IO VOGLIO SENTIRE IL CUORE CHE URLA DI GIOIA. ANCHE IO VOGLIO PROVARE TUTTO. IL DOLORE DI UNA SCONFITTA E LA GIOIA DI UNA VITTORIA”.

Dietro ogni vittoria ci stanno ore di lavoro. Giorni. Mesi di lavoro. Dietro ogni vittoria ci sono attese, qualche sconfitta e perfino qualche lacrima. Ma non ve lo dicono loro e nemmeno io ve lo dico. Perchè a loro, a me, a chiunque abbia fatto qualcosa mettendoci l’anima, pare normale, pare ovvio che tutti capiscano COSA CI STA DIETRO. QUANTO CI STA DIETRO.

Voglio ringraziare le splendide donne e gli splendidi uomini che gareggiano a Rio e tutti gli splendidi uomini e le splendide donne, atleti e non, che hanno fatto quello che hanno fatto sempre e solo fissando la meta, davanti a loro. Sempre e solo per un unico motivo. Passione bruciante per qualcosa. Sono gli esempi positivi di un mondo che ancora, ogni tanto, si sofferma un po’ troppo sulla pubblicità dello shampoo e non vede tutto quello che ci sta dietro.

Volevo ringraziare anche quella direttrice di una grossa testata giornalistica italiana che mi ha detto che per scrivere in un giornale bisogna essere giornalisti oppure grandi intellettuali. La ringrazio perchè ha ragione, io non voglio essere una grande intellettuale. Magari una grande pensatrice. Ma pensare a modo mio. E con lo sguardo fisso alla meta, accetto la sua gentile risposta e la prendo come una sfida con me stessa e per me stessa. Perchè anche i NO degli altri diventino i SI del mio futuro.

 

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