Giulietta è morta

Stavo scrivendo il mio secondo libro, che ormai è finito e tra poco parte per la consegna. Sarà stato Febbraio quando ho dato vita ad Ambra, un personaggio fondamentale in questo libro, appunto. Si ma, chi è Ambra? Prendendo spunto da quella parte della mia anima che parla femminile e sente al femminile, Ambra è comunque un tipo che ho descritto come “un bellissimo dirupo che si getta verso il mare” un po’ trattenendo il fiato. Di sicuro niente a che fare con lo stereotipo di “femminile shakespeariano” alla Giulietta. Chi era Giulietta, davvero? Tirando le somme in maniera molto easy e non troppo psicologica, Giulietta a me è sempre apparsa una vittima. Una che sta li, appesa a un balcone, e aspetta. Aspetta Romeo. Così me la raccontano. Ma a me sembra che aspetti la “vita”. Se passa , questa benedetta vita, ben venga. Se non passa, passerà qualcos’altro. Un cavallo zoppo, un bue e un asinello, un Romeo che arriva in ritardo, un unicorno. Alla fine passa (nella storia) un amore sospiroso e pieno… intriso, di tormenti, minacce, accuse, famiglie in lotta e alla fine…la morte.

ALT.

Io devo davvero rispecchiarmi in questo personaggio femminile che non muove un passo, perchè tutto è già deciso e lei non ha nemmeno voce in capitolo? Non venitemi a raccontare che questa giovane donna è un esempio di coraggio e di istinto alla vita, perchè non ci crederò. L’unica ribellione che attua è andare da un prete e complottare con lui e il suo Romeo come costruire la sua “finta” morte. Che poi (mica per caso e questo è l’unico dato interessante) accade davvero.

Ok. Tanto la storia la conoscete. Io volevo solo raccontarvela a modo mio.

Passiamo a un altro personaggio femminile, meno internazionale, ma sicuramente simile a Giulietta. Lucia, de I promessi Sposi. Questa donna, che probabilmente voleva farsi suora (ed è una scelta che a lei forse avrebbe portato maggior fortuna) ma “casualmente” e “senza volerlo” (decisionalità zero) si innamora di Renzo. Alè. Altro amore travagliato. Anche qui c’è un prete, ma ha il ruolo della marmotta che incarta la cioccolata Milka in fabbrica (anzi, la marmotta è più simpatica), poi c’è una madre che è di un conformismo esasperante e c’è anche (beh, dai…) un antagonista folle, Don Rodrigo, che fa di tutto perchè Lucia non si sposi con Renzo. L’unica ragione di vita di Lucia è Dio (e ci può anche stare, davvero) ma quando l’amore carnale entra nella sua vita, quella diventa l’unica ragione di Lucia (che però ogni tanto pensa che un salto in convento non ci starebbe male). Questa Lucia, un po’ come Giulietta, sospira, “stira e ammira” come un appretto e scappa.

No, io mi rifiuto di sentirmi parte anche di questo prototipo femminile.

Allora, di cosa stiamo parlando, donne? Di critica letteraria? Di critica di costume?

No. Ma magari, di riflessione, si.

Non mi ritengo una femminista, è anche quello un termine antico per me e mi costringerebbe a conformarmi a un altra microcategoria che fa la guerra a “Giulietta de noialtri”. Ma fare la guerra a Giulietta è sparare contro la crocerossa, capite?

Mi ritengo una donna che ha scoperto, soprattutto in questi ultimi anni, che ancora oggi, nella mentalità femminile, questo esempio di “attesa e tormento” stile telenovela Messicana, è  tragicamente presente. Ma diavolo mondo, cosa state facendo ora con l’appretto in mano e il ferro da stiro? State guardando Il Segreto? Maria de Filippi? Gemma che piange ancora per George dopo due anni di calci morali sui denti? (ammetto che ho seguito brevemente la vicenda solo perchè mi domandavo così, in punta di pensiero, cosa arrivasse sinceramente a trasmettere la Tv alle due del pomeriggio e soprattutto, perchè. Grazie a Gemma per avermi permesso di scrivere quanto leggete).

Mollate tutto. Ci sarà…anzi c’è qualcosa di meglio, credetemi. E’ ovvio che persino fare una partita a tria con vostro marito è meglio di questo.

E ora arriviamo a me, che ho spento la tv e ho acceso le mie sinapsi. Ebbene, due giorni fa decido, dopo mille e mille sussulti e paure (tutte radicate nella Giulietta che ancora risiede in me ma sta morendo per asfissia) di farmi la famigerata, amata-odiata Postepay per ordinare on line dei biglietti da visita per la mia band. Quando mi trovo di fronte all’impiegata (risulta fondamentale sottolineare IMPIEGATA, al femminile), che mi domanda che lavoro faccio per compilare le carte per darmi questa POSTEPAY, le rispondo Scrittrice. E lei mi guarda e ribatte “Ah…allora mi dia la partita IVA”. Io la guardo e rispondo che non ho la partita IVA, ho un contratto. “Ah – ribatte lei – allora è dipendente”. Comincio a stancarmi. Questa non vuole capire. “NO – le rispondo come se stessi parlando con uno straniero appena arrivato in Italia, quindi scandendo bene bene le parole – io ho un contratto. Ma sono certa che troverà la categoria artista”.

Lei mi affronta subito, diretta “No, non ce l’ho la categoria “artista”. Metto casalinga e siamo a posto”

CASALINGA? Vi domanderete perchè faccio tanto chiasso per una cosa così….piccolina.

Beh…piccolina una cippa. Questa signora è grave. Gravissima. Questa signora pensa che una donna abbia due sole possibilità nella sua vita. O lavora per qualcuno, o fa la casalinga. Più raramente in quanto donna, ha la partita IVA. Se è un’artista non esiste.

La guardo con molta compassione. “In banca – le dico – hanno la categoria artista. E come tale sono registrata. Cerchi, per favore…cerchi…troverà artista”

Ha trovato la categoria artista, mi ha detto. Ci credo fino a un certo punto. Capacissima di aver spuntato casalinga e avermi detto artista, solo per farmi stare zitta.

Ma vedete , il punto sta proprio qui. Passi pure che un uomo non veda altro, in me, che una casalinga o una desperate housewife o perfino una che poltrisce e scrive libri e fa la naif. (quindi secondo lui non fa una cippa). Ma che una donna, UNA DONNA, non comprenda il senso della mia richiesta, mi fa pensare che ci sono molte “INGIULIETTATE” in circolazione. E se ci sono Ingiuliettate e femministe, casalinghe e dipendenti, solo madri o solo figlie, solo amiche o solo puttane, secondo il classico decalogo della lista della spesa degli uomini, la colpa, donne, la responsabilità, non è degli altri. Ma si, mettiamo che lo sia, anche un pochino. Ma voi, cosa state facendo per cambiare le cose? Per capire chi siete davvero? Per spegnere la televisione e andare a prendervi DA SOLE quel benedetto caffè, senza aspettare che arrivi l’amica, il fidanzato, il prete, l’unicorno, il bue e l’asinello, Pinocchio etc…?

Ma volete mettere? Un caffè con la sola compagnia di voi stesse, un viaggio senza dover rimettervi per una volta alle volontà del partner che spesso cozzano con le vostre, un’ora di passeggiata senza dover ascoltare per forza i tormenti di un amico, di un amica, con cui avete un’amicizia basata solo su “quante disgrazie mi racconti oggi? Io ne ho di più”.

Si parte da qui. Cose piccole. Piano piano, Giulietta viene esclusa da ogni conversazione Da ogni ordinario pensiero quotidiano. Da ogni azione. Da ogni pranzo o cena.

E voi, andrete alle poste, magari andrete alle poste e avrete una professione trasversale che non esiste. Ancora da inventare. E penserete “che figata”.

 

Buona giornata.

 

 

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